La storia

Fin dai tempi più antichi nella Val di Merse e nella Val di Cecina, la grande quantità d’acqua, la selvaggina e i boschi estesi, favorirono l’aggregazione di insediamenti etruschi lungo il corso del fiume.
In epoca romana questi territori furono integrati nella nuova società tramite una rete stradale che collegasse Roma alle zone conquistate ma, considerati gli esigui i ritrovamenti di importazione e anche di vasellame fine da mensa, si può dedurre che questa zona in tale periodo fu limitatamente popolata, con una agricoltura prevalentemente legata alla sussistenza.
Il Castello di Fosini, nella documentazione disponibile dell’epoca medievale, viene citato per la prima volta solo nel 1135. In quell’anno Gualfredo, Visdomino vescovile di Volterra, dava in feudo a Ranieri Pannocchieschi il castello e la corte di Fosini e metà del monte e della corte di Gerfalco a condizione che, se egli avesse fabbricato su di essi un castello, la metà doveva spettare alla chiesa volterrana. Il castello di Fosini fu così costruito su uno sperone roccioso all’estremità occidentale del gruppo di Poggio Ritrovoli a un’altitudine di circa 639 m.
Nei decenni seguenti Fosini appartenne nuovamente ai vescovi di Volterra. Nel 1280 Guido di Monfort occupava la rocca di Fosini ma i conti d’Elci la riconquistarono subito dopo nel corso di un’azione di forza in cui egli trovò la morte.
Intorno al 1328 il castello fu veduto ad Albizzo Tancredi, signore di Colle val d’Elsa. Il 21 maggio 1331 un ramo de’ Pannocchieschi lo vendette per il prezzo di lire 3000 a don Albizzo del fu Scolajo de’ Tancredi (arciprete e capitano di Colle), Poco dopo la sua morte, gli uomini di Fosini con atto del 18 agosto 1332, si sottomisero al Comune di Siena. Nel 1340 il conte Gaddo d’Elci occupò Fosini e da quel tempo fece parte del distretto della comunità di Elci.
La comunità di Fosini si ipotizza composta in questo periodo da almeno 250 persone.
In epoca più moderna Fosini era dominata dal latifondo, con reti di viabilità quasi inesistente, tipi paesistico-colturali nella maggior parte dei casi estensivi e cerealicoli, con una prevalenza delle aree boschive e di quelle utilizzate per il pascolo brado stanziale e transumante, fotografia di zone povere, dove i feudatari avevano preferito sfruttare le comunità piuttosto che migliorarne le condizioni.
Dopo la formale abolizione della feudalità, fu costituita una nuova Comunità d’Elci, con modifiche sostanziali e interventi di bonifica (nel 1833 si stima nel Castello di Fosini una presenza di 258 abitanti). La più grande Comunità risulta all’epoca quella di Fosini con 33 poderi, che si estendeva anche a Montieri ed aveva come confinanti: Pannocchieschi, Testo Serafini, Vecchioni, Bulgarini, Morando Bolognini e Pierini, dell’Agnello, Boracifera, Bartalini, Rossi Oliva nei Frati, Carboni.
Andando avanti nei secoli la tenuta fu condotta con la forma mezzadrile fino al 1964 dove le norme in materia di contratti agrari vietando la stipula di nuovi patti di mezzadria. Da qui Il fenomeno dell’abbandono dei poderi di Fosini come fenomeno generalizzato a livello nazionale.
Fosini e il suo castello, tra alterne vicende che l’hanno spesso condotto sull’orlo del baratro, è sopravvissuto dalla fine delgli anni Sessanta all’esodo e all’abbandono. Nonostante ciò, mentre altrove si stava consumando tutto il peso dell’impatto antropico e degenerativo, questo luogo si è mantenuto quale intatta riserva di acqua, animali e boschi, di rara bellezza.

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